Matita meccanica per scrittori - Pentel Kerry


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Le matite mi sono sempre piaciute fin da quando ho impugnato la prima, ma per la tipologia di matita, sono andato a fasi. La fase delle matite meccaniche coincide principalmente con gli anni delle scuole superiori al geometri, mi sembrava la matita più adatta per me, era autosufficiente, mina sempre pronta e appuntita con un clic, gommina sul retro; anche se poi per il disegno tecnico usavo il portamine da 2 mm.
La fase attuale, ormai stabilizzata, mi vede preferire le matite in legno (se anche per voi è lo stesso vi consiglio il libro "How to sharpen pencil") e così per molti anni non avevo più acquistato matite meccaniche nuove, l'astensione era stata interrotta con la Kurutoga, una matita originale ma che non mi aveva entusiasmato, poco dopo avevo acquistato la Pentel Kerry e qui invece la soddisfazione era stata alta.

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Quello che contraddistingue la Pentel Kerry salta subito all'occhio, è l'essere munita di cappuccio: la punta invece di rimanere esposta o rientrare, viene protetta da un cappuccio metallico, come se fosse una penna stilografica. I vantaggi sono chiari, se cade (chiusa) non si rovina la punta, o se messa in una tasca non la buca, oltre ovviamente al lato estetico di originalità, son ben poche le matite con il tappo.
Per contro bisogna ammettere che quel cappuccio diventa un po' fastidioso da mettere e togliere, sicuramente le matite con il meccanismo a doppio clic che fa rientrare il puntale sono più pratiche, ma la stabilità della mina che permette la Pentel Kerry non l'ho mai trovata nelle altre matite meccaniche.

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Le sue caratteristiche mi hanno catturato, è abbastanza piccola, metà in metallo e metà in plastica, ma una volta sistemato il capuccio sul retro, si ottiene un'ottima bilanciatura, questo mi ha sorpreso dato che chiusa qualche incertezza me la dava al tatto nel sentire la differenza di materiali delle due parti.
Altra nota positiva è il meccanismo interno che, come dicevo prima, dona alla mina un'ottima stabilità a beneficio del tratto. Una volta smontata si vede come le componenti interne siano tutte di metallo e di ottima finitura.

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Viene venduta in vari colori: nera, blu, rossa, rosa, verde oliva. Nel formato per mine da 0.5 o 0.7 mm. Non c'è moltro altro da dire, se non che gli assegno il bollino di qualità e che il suo uso ideale è come matita da scrittura. Prezzo: circa 20 €.

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Alternativa a Moleskine: taccuino Leuchtturm1917

Leuchtturm1917-taccuino-alternativa-moleskine
Il mio primo taccuino era stato una Moleskine, un regalo usato con parsimonia per annotare idee, prendere appunti durante le conferenze o brevi schemi da libri letti. In seguito di Moleskine ce ne sono state tante altre, piccole, medie e grandi, quasi sempre con le pagine bianche, un paio di volte con le righe, usate con molta meno riverenza.
Nel tempo la Moleskine, come azienda, si è fatta grande e ha cercato di ampliare l'offerta, secondo me non in modo esemplare, nel senso che ho notato come le novità proposte fossero spesso belle idee realizzate male: prodotti basati più sul marchio che sull'effettiva qualità pratica (vedi luce lettura, vedi taccuino cinema, vedi matita Moleskine).
Un po' deluso dalla strada seguita dalla compagnia ho provato a guardare ad altri taccuini. Già in passato avevo provato con soddisfazione quelli proposti dalla Ciak, ma il formato è molto diverso, e volendo trovare qualcosa di più simile come alternativa alla Moleskine sono incappato nella Leuchtturm1917.
Come si può vedere dalle immagini qui sotto non si sono sforzati molto, sembra quasi una fotocopia, purtroppo una fotocopia venuta un po' male.
Il modo migliore per presentare questo taccuino è fare un confronto diretto con la nota Moleskine. Per essere precisi i due modelli confrontati sono le versioni con la copertina morbida e pagine bianche: Leuchtturm1917 notebook pocket (A6) [pagato 7.50 €] e l'equivalente Moleskine pocket [pagato 11 €].


Dimensioni
Sovrapposte si vede che la larghezza è uguale mentre il taccuino Leuchtturm1917 è leggermente più alto, di 1 cm.

Leuchtturm1917-versus-Moleskine

Pagine e carta
Il numero di pagine nel taccuino Leuchtturm1917 è inferiore rispetto al Moleskine, 121 contro 190. Nel primo le pagine sono numerate, nel secondo no; io preferisco senza numero pagina, sei più libero e nel caso uno lo desideri basta scrivere i numeri a mano.
Il taccuino Leuchtturm1917 da pagina 106 alla 121 ha una linea verticale preforata che permette di strappare le pagine, il taccuino Moleskine ha tutte pagine normali e secondo me per il taccuino è meglio così.
Il taccuino Leuchtturm1917 ha la carta leggermente più chiara e, avevo letto da qualche parte, di una tipologia più adatta all'inchiostro delle penne stilografiche rispetto a quella usata da Moleskine. Non usando penne stilografiche non sono in grado di riportare considerazioni a riguardo, mentre per biro e matite posso dire che il tratto rimane ben definito, ma la grafite delle matite mi pare faccia poca presa come se la carta del Leuchtturm1917 fosse più liscia (ma ho fatto solo qualche scritta di test).
La carta è leggera, sul retro pagina si vede sia il tratto a penna che a matita, se si usa una penna a gel come la Pentel Energel BL107 la trapassa in alcuni punti, mentre la Pilot G-2 0.7 no.

carta-Leuchtturm1917-moleskine

Elastico
Nel Leuchtturm1917 l'elastico è più spesso e forse l'unico vero aspetto che risulta migliore del Moleskine, per contro la copertina nella zona dove passa l'elastico sui bordi è rovinata, nel senso che il colore nero è un po' grattato via, mentre sul Moleskine la copertina risulta solo leggermente piegata ma non rovinata (probabilmente complice proprio l'elastico, molto più mollo).

Leuchtturm1917-elastico-rovinata

Tasca
La tasca a soffietto sul fondo è presente anche sulla Leuchtturm1917 ma di qualità inferiore, nel mio modello risulta pure leggermente scollata, invece sul Moleskine l'ho sempre trovata ben salda e robusta. Sembra uno cosa inutile, ma alla fine qualcosa in quella tasca ci va sempre a finire.

Leuchtturm1917-tasca-soffietto-scollata


CONCLUSIONE
Per quanto riguarda le mie esigenze devo rilevare che la Moleskine risulta nettamente più adatta, non nascondo che inizialmente confidavo molto nella Leuchtturm1917 e speravo potesse essere un sostituto addirittura migliore del celebre taccuino di Bruce Chatwin.
Alla prova dei fatti il loro motto "i dettagli fanno tutta la differenza" non mi pare sia rispettato, anzi è proprio nei dettagli che perdono il confronto con la Moleskine, certo dalla loro parte hanno il lato economico la Leuchtturm1917 costa qualche euro in meno, ma è anche vero che si fanno sentire.
Se effettivamente la carta risulta più adatta per l'inchiostro delle penne stilografiche credo che la consiglierei solo a chi predilige quel tipo di penne, per tutti gli altri rimando alla Moleskine o a proseguire la ricerca di un degno sostituto.

La torcia che ti serve - ThruNite T10

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[ ThruNite T10 - ThruNite Ti3 - ThruNite Ti4 ]

Una torcia può servire a tutti: se salta la luce, cade qualcosa sotto un mobile, in una passeggiata notturna, in una tenda da campeggio...
Io ne tenevo una sempre comoda in un cassetto, ma quest'estate mi sono dimenticato dentro la pila (non di buona qualità) che, complice il caldo, ha fatto fuoriuscire la sostanza acida con il risultato di dover buttare la mia vecchia piccola torcia MagLite.
Dopo la prima volta che mi è capitato me ne servisse una, ho pensato fosse giunto il momento di acquistare una nuova torcia e con qualche ricerca ho trovato quella che poteva fare al caso mio. 
Mi sono accorto che con una manciata di euro se ne trovano tante, più o meno simili e che magari funzionano anche bene, però ho preferito indirizzarmi su qualcosa che mi garantisse maggiore qualità e così sono giunto alla ThruNite T10 (pagata 24 €) nella versione "Neutral White" (c'è anche la "Cool White"; per avere un'idea della differenza di luce ecco un video test). 

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[ La ThruNite T10 è confezionata in una resistente scatola in alluminio ]

In realtà inizialmente avevo individuato anche altri due modelli di torcia che potevo prendere in considerazione (vedi immagine in apertura del post). Uno era la versione più piccola, la Thrunite Ti3, con dimensioni da portachiavi (infatti ha anche l'attacco per le chiavi), che funziona con una pila AAA (ministilo). L'ho eliminata pensando che a quel punto tanto vale usare l'applicazione torcia dello smartphone, tanto ormai è più facile avere fra le mani il telefono che le chiavi. 
L'altro modello scremato fra la moltitudine di torce disponibili nel mercato, era quello tipo penna, la Thrunite Ti4, in pratica il formato di torcia che usano i dottori per guardarti in gola. Questa torcia funziona con due pile AAA e anche se permette una maggiore potenza di luce massima, ha una durata minore in quella a livello basso (12 h) rispetto a quella che ho scelto, ossia la ThruNite T10 (39h).

[ Contenuto confezione: clip, diffusore, torcia, anello impermeabilizzazione di riserva ]

Questa ThruNite T10 è comunque di dimensioni contenute, sta senza problemi anche nella tasca dei pantaloni, funziona con una pila AA (stilo), quindi il tipo di batteria più comune e facile da trovare. 
Ha il vantaggio di poterla usare come una candela, con l'apposito adattatore di plastica che funge da diffusore. Per esempio se non c'è illuminazione si può accendere la torcia, appoggiarla in verticale sul tavolo e hai a disposizione 39 ore di luce (dichiarate). Niente male direi, per questi motivi l'ho preferita alle altre papabili.

[ ThruNite T10 con l'adattatore diffusore applicato, detto anche versione "pugnale Jedi" ]

Il tradizionale fascio di luce in modalità alta ha un'ora e mezza di autonomia che vi stupirà per la luminosità considerate le dimensioni e l'uso di una sola batteria AA. 
Esiste anche una modalità firefly (lucciola) in questo caso la luce emessa è veramente fioca e la durata dichiarata è di 147 ore, in pratica va bene per leggere un testo senza disturbare chi sta vicino, o nel caso abbiate un'importante missione di spionaggio in notturna e non dobbiate farvi vedere dal nemico, ecco che potrete controllare la cartina o i documenti segreti senza segnalare a tutti la vostra presenza. Quindi 007 in erba è perfetta anche per voi! 


Funzionamento
Per accendere e spegnere la torcia si preme forte l'interruttore posizionato sul retro. Per cambiare livello, quando la luce è accesa, basta premere lo stesso interruttore in modo leggero per passare ciclicamente da firefly, a luminosità bassa e luminosità alta. Tiene in memoria l'ultima modalità utilizzata.
Qui sta l'unico difetto che ho trovato: è facile che spegnendo si faccia scalare anche la modalità e così spegnendo con il livello alto ti ritrovi all'accensione con la modalità firefly. Probabilmente era meglio mettere il cambio di modalità con un meccanismo a scatto sulla ghiera, in modo da lasciare il tasto sul retro con un unico scatto per accensione spegnimento.

Caratteristiche
  • Equipaggiata con Cree Led XP-G2, attesa di vita 20 anni
  • Design compatto, 9 cm di lunghezza per 2 cm di diametro.
  • Funziona con una sola batteria AA.
  • Protezione contro l'inversione di polarità.
  • Impermeabile IPX-8.
  • Luminosità e autonomia: alta (169 lumen) per 1.5 ore, bassa (20 lumen) per 39 ore, firefly (0.2 lumen) per 147 ore.
  • Garanzia a vita.

Mouse verticale contro il male al polso

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Se usate molto il mouse vi sarà capitato di avvertire una certa stanchezza, se non proprio del dolore, nella zona del polso e del braccio, è un fastidio che può passare con un po' di riposo, ma state attenti a non sottovalutarlo potreste incappare in una Sindrome del tunnel carpale.
Per cercare di alleviare le sofferenze di questo tipo sono stati pensati i mouse verticali. Per molto tempo li avevo guardati incuriosito, mi sono deciso a prenderne uno, nello specifico il Mouse ottico TM137U della CSL (prezzo circa 22 €).
Dopo un test di alcuni mesi non mi sento di promuoverlo a pieni voti, ma non si può dire che sia inutile. Richiede un po' di tempo per far riadattare i movimenti della mano alla nuova posizione, poi diventerà un buon rifugio, ma non lo reputo un mouse per tutti: ai videogiocatori dico di guardare sicuramente ad altro, ma potreste alternarlo per un po' di relax fra le sessioni di gioco; utilizzatori di browser e programmi office potete farci un pensierino, siete il target più adatto; disegnatori grafici o cad, non saprei, forse no, dipende, qualcuno potrebbe anche trovarsi bene.

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USABILITA'
All'inizio l'esperienza d'uso non era stata esaltante: una volta impugnato la parte laterale della mano poggia e struscia sul tappetino, al primo giorno di utilizzo ero un po' impacciato e leggermente arrossato nella nuova zona di contatto, ma già al secondo ero quasi abituato, mi sembrava più comodo del tradizionale ed effettivamente sentivo meno tensioni sul polso.
Un piccolo fastidio viene dal fatto che non ho scelto il modello wireless, per non aver la seccatura delle batterie da cambiare, ma il filo in uscita è troppo vicino a dove finiscono le dita, per chi le ha lunghe come me, e può scocciare. Sarebbe bastato spostarlo di mezzo centimetro per evitare che impugnandolo si possa intercettare quella pretuberanza. 
Altro aspetto a cui bisogna farci un po' la mano è il colpo del clic, per inerzia tenderebbe a far spostare il cursore verso sinistra, si deve controbilanciare la spinta dell'indice con una piccola resistenza del pollice. Anche in questo caso ci si abitua, ma è da tenere conto se si vorrebbe utilizzarlo per lavori che richiedono molta precisione.

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CARATTERISTICHE
Le plastiche sono buone e altrettanto l'assemblaggio (esiste anche una versione della Anker che mi pare lo stesso mouse ribrandizzato).
Oltre ai classici tasto destro e tasto sinistro, c'è la rotellina che funge anche da terzo tasto, e sulla "cresta" superiore un tasto per scegliere il DPI che ogni tanto mi viene da schiacciare senza alcun motivo, probabilmente sarà dovuto alla posizione in alto che mi ricorda quello dei vecchi joystick.
Nella zona di alloggiamento del pollice, ci sono altri due tasti che funzionano da avanti e indietro nelle pagine web (io preferirei rimapparli come pagina giù e su). Sotto scorre una curva che si illumina di azzurro quando è collegato ad un computer acceso.

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CONCLUSIONI
Non è un mouse sconvolgente, confrontandolo con un mouse di fascia media come il Logitech M325 i tasti sono un po' più duri e la rotellina scorre "pastosa" (anche se silenziosa), nel complesso è più simile a uno di fascia bassa come il Logitech M150.
È sicuramente un prodotto originale e può tornar utile a chi usa molto il computer, se non per applicazioni che richiedono prestazioni di precisione o agilità particolari.
Insomma un mouse verticale di discreta qualità, bello a vedersi, in grado di aiutare ad alleviare qualche dolore, dal punto di vista meccanico solido, funziona bene ma non entusiasma.

Come innovare male, Staedtler. Come innovare bene, Faber Castell

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Non sempre innovare vuol dire migliorare e il discorso potrebbe essere lungo, per questo lo restringiamo subito al cruciale ;-) campo delle matite.
L'idea di poter innovare un oggetto basilare come la matita sembra avventata, la Faber Castell secondo me è l'unica che è riuscita a farlo, con successo, due volte.
La prima volta che ho visto qualcosa di nuovo sulle matite è stato con la matita Grip 2001 che offre un'ergonomica forma triangolare ricoperta con pallini in rilievo in grado di far provare una sensazione nuova e confortevole impugnandola.
Il secondo caso di innovazione riuscita è stata la Matita Perfetta, una matita equipaggiata anche di temperino, permettendo un oggetto autonomo (matita, gomma, temperino e allunga lapis) senza rinunciare alla gradevolezza estetica.

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Faber Castell Grip 2001


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Faber Castell Matita perfetta

La Staedtler, diretta concorrente della Faber Castell, ha cercato di starle dietro mettendoci del suo, ma quel "suo" a me pare si sia rivelato fallimentare.
Ad esempio se si guarda la matita Mars Ergosoft anche lei a sezione triangolare con un rivestimento antiscivolo per tutto il corpo della matita, ricorda la Grip 2001, ma si differenzia alla prova d'uso che risulta a mio parere sgradevole: con il tempo si impregna di grafite e sporcizia dando una sensazione appiccicosa quando la si impugna.
Altro caso di "inseguimento" è la loro versione di matita perfetta ossia The Pencil, hanno spostato il gommino (mettendolo sotto un tappo) e al suo posto hanno fatto un innesto per usarla come stylus pen per schermi touch.


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Staedtler Ergosoft


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Staedtler The Pencil

Quelli della Staedtler hanno però provato anche un'innovazione ambiziosa: cambiare i classici materiali di cui è fatta una matita usando mescole particolari. Così è nata la Wopex che è il tipo di matita usata anche nella loro versione di matita perfetta.


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Staedtler Wopex


Ho provato ad usare un po' una matita della linea Wopex, ed è stata questa esperienza che mi ha portato a scrivere il post. In questa caso l'innovazione, bisogna riconoscerlo, l'hanno fatta loro, ma il risultato ancora una volta non mi convince: sembrano matite finte.
La prima sensazione che dà impugnandola è di essere molto più pesante di una matita tradizionale, usandola il tratto risulta duro, plasticoso e in più risponde poco alla pressione (vedi i due quadratini dell'immagine sotto: il primo senza premere, il secondo con pressione, quasi non si nota differenza). 
In un confronto (su carta di quadernini della Moleskine) con la loro vecchia matita Noris, entrambe HB, la Wopex appare molto più sbiadita.

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Secondo me i prodotti più riusciti della Staedler sono quelli storici come le classiche matite Noris e la loro linea migliore rimane la Mars Lumograph, apprezzo molto le loro mine da 2 mm (la mia preferita nella gradazione B).
Insomma se cercate qualcosa da qualità per la Staedler bisogna guardare ai vecchi modelli e sconsiglio vivamente la nuova linea Wopex.
L'ideale sarebbe una bella fusione con la grafite usata per le classiche Staedtler Mars Lumograph con le idee riuscite delle Faber Castell, questo sì potrebbe veramente portare a una matita perfetta a tutto tondo.

Come abilitare TRIM per SSD in un Macbook con Snow Leopard

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Ho un ormai vecchio Macbook Bianco unibody potenziato con 8 GB di Ram e un disco allo stato solido OCZ Vertex II. Purtroppo non ho mai potuto usare il disco al massimo delle sue potenzialità perchè il controller della NVidia castra parte della velocità. Avevo già seguito degli accorgimenti per ottimizzare Mac Os con l'uso di un SSD, ma c'era l'inghippo che su Snow Leopard 10.6.8 non veniva attivato ufficialmente il supporto al TRIM.
Siccome avevo appena aggiornato il firmware del Samsung 840 EVO avevo colto l'occasione per controllare se ci fossero stati aggiornamenti anche per il Vertex II, ma ero a posto. Ho pensato allora che potevo provare ad abilitare il TRIM manualmente, recuperando un vecchio link salvato nei segnalibri, ho scopiazzato la procedura che riporto qui sotto.

Per precauzione è estremamente consigliato un backup di sicurezza dei dati su un disco esterno (es. con Time Machine).

Tramite Applicazioni>Utility>Utility System Profiler alla voce "ATA seriale" verificate che sia riportato: Supporto TRIM - No
Se è così vediamo come abilitarlo manualmente, dando i prossimi comandi da Terminale (Applicazioni>Utility>Terminale) sarà necessario immettere la password d'amministratore del sistema.

1. Backup del file che modificheremo

 sudo cp /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage.backup

2. Abilitiamo la patch al file per attivare il supporto TRIM

sudo perl -pi -e 's|(\x52\x6F\x74\x61\x74\x69\x6F\x6E\x61\x6C\x00{1,20})[^\x00]{9}(\x00{1,20}\x51)|$1\x00\x00\x00\x00\x00\x00\x00\x00\x00$2|sg' /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage

3. Ripulire e ricaricare la kext caches

sudo kextcache -system-prelinked-kernel 

sudo kextcache -system-caches

4. Riavviare il sistema e verificare che in Utility System Profiler il supporto TRIM sia divento Sì (vedi immagine sotto):

Abilitare-TRIM-per-SSD-Macbook-Snow-Leopard

Io non ho riscontrato cambiamenti di velocità (anche con test Xbench i valori sono simili a prima), ma credo sia sempre dovuto al fatto che il controller NVidia funge da blocco, comunque il supporto TRIM ha anche un ruolo nel migliorare la longevità del dispositivo, quindi lo terrò abilitato.


Varie ed eventuali 

• Se si vuole disabilitare il TRIM basta dare sempre da Terminale:

sudo perl -pi -e 's|(\x52\x6F\x74\x61\x74\x69\x6F\x6E\x61\x6C\x00).{9}(\x00\x51)|$1\x41\x50\x50\x4C\x45\x20\x53\x53\x44$2|sg' /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage

sudo kextcache -system-prelinked-kernel


sudo kextcache -system-caches



• Se si vuole riportare tutto com'era all'inizio basta ripristinare il file backappato in precedenza, sempre da Terminale:

sudo cp /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage.backup /System/Library/Extensions/IOAHCIFamily.kext/Contents/PlugIns/IOAHCIBlockStorage.kext/Contents/MacOS/IOAHCIBlockStorage

Come aggiornare firmware Samsung 840 EVO su Windows, Mac, Linux

samsung-840-evo-ssd

Sono passati ormai parecchi anni da quando ho iniziato a usare SSD, li avevo aspettati a lungo bramando le loro caratteristiche di velocità e silenziosità. Appena era stato disponibile sul mercato un buon modello a un prezzo decente ne avevo comprato uno, poi due, poi tre, perché una volta provato il disco SSD è difficile tornare ai vecchi capienti, ma lenti e rumorosi hard disk meccanici.
I primi due dischi che avevo preso erano i Vertex II della OCZ, l'ultimo che ho comprato è un Samsung EVO 840 che permette più alte velocità.
Qualche giorno fa aprendo il mio lettore di feed, che carica in pochi istanti molti contenuti, mi era sembrato di vederlo meno rapido del solito.
Dato che uso Ubuntu ho lanciato da terminale un:

sudo hdparm -Tt /dev/sda

che mi ha fornito dei valori indicativi sulla velocità in lettura del disco e mi ha restituito (a memoria):

Timing cached reads:  6250 MB/sec 
Timing buffered disk reads: 165 MB/sec

C'era qualche problema, il secondo valore mi ricordavo che inizialmente fosse sui 400 MB/sec.
Scattata immediatamente la ricerca su Google ho trovato che i dischi SSD Samsung 840 EVO avevano qualche bug nel firmware che portavano al decadimento delle prestazioni ed era quindi necessario un aggiornamento.
L'aggiornamento del firmware del disco è un procedimento delicato, c'è il classico rischio di perdere tutto, prima di avanzare è altamente consigliato fare un backup di tutti i dati importanti o, meglio ancora, una copia completa dell'intero disco.

samsung-840-evo

PROCEDURA
Aggiornare è semplice, basta andare sul sito della Samsung e scaricarsi il file ISO con il nuovo firmware per il proprio disco, c'è una versione indicata per Windows e una per Mac, che ho l'impressione siano identiche (con un EVO 840 ho scaricato la versione per Mac e aggiornato poi in un computer con Linux Ubuntu).
Dopo il download basta masterizzare il file come immagine su CD, meglio un riscrivibile, per non sprecare un disco per un lavoro di neanche 2 minuti (oppure si può fare anche tramite penna USB, ma non ho provato).
Dopo la masterizzazione, si tratta di riavviare il computer facendo il boot dal disco appena creato (controllare sul BIOS che l'opzione sia attiva e premere il tasto adatto, che varia in base al modello di computer, per avviare da CD-ROM).
Si aprirà un semplice e scarno menù su DOS che ci permetterà di aggiornare il firmware. Pochi istanti e tutto sarà finito.

samsung-840-evo-back

VERIFICA
Una volta riavviato il mio computer ho ridato il comando per controllare se l'aggiornamento firmware aveva risolto il problema, ecco quello che ho ottenuto:

Timing cached reads: 15058 MB in 2.00 seconds = 7534.27 MB/sec
Timing buffered disk reads: 1520 MB in 3.00 seconds = 506.15 MB/sec

Direi proprio di sì, aggiornamento firmware stra-consigliato e ricordo copia di sicurezza altrettanto stra-consigliata, non si sa mai. Ora sembra pure andare più veloce di quando l'avevo appena installato, potere dell'aggiornamento.

Cuffie wireless Sennheiser HDR 120 II

Sennheiser-HDR-120-II
Ricevute come regalo, appena scartate, mi erano sembrate una gran bella cosa, l'idea di poter ascoltare la musica senza fili d'intralcio e con la possibilità di spostarsi per la casa era una comodità allettante.
Alla fine invece ho dovuto – con molto dispiacere – usare queste belle cuffie raramente, ora vi spiego perché.

Il modello di cuffie wireless di cui parlo sono le Sennheiser HDR 120 II e come soluzione per la trasmissione senza fili usa le frequenze radio (dichiara un'estensione fino a 100 metri!).
In pratica dopo aver avviato una fonte audio a cui è collegata la base (che richiede una alimentazione autonoma) tramite jack da 3.5 mm (ma è presente anche l'adattatore per l'attacco più grande da 6.3 mm) si accendono le cuffie e con una rotella posizionata sulla destra si regola il volume con un'altra, poco sotto, si cerca la frequenza giusta; in caso di disturbi si può cambiare il canale dalla base.

sennheiser-hdr-120-canale-radio-frequenza

Il primo problema è la paranoia di trovare il punto in cui si sente meglio, le cuffie sono di qualità e si sente veramente tanta differenza: piccoli spostamenti del sintonizzatore cambiano proprio la resa acustica.
Un'altra seccatura è che può intercettare qualche altro dispositivo. A me è capitato di sentire un film che facevano su Sky e non avevo Sky (ma capito il film ed essendo curioso avevo cercato sulla guida TV la corrispondenza). Non so spiegarvi come mai, se fosse dovuto a un'interferenza temporanea o ci fosse qualcuno che usava lo stesso tipo di cuffie in un raggio di 100 metri. Ovviamente basta cambiare frequenza, certo che per la privacy non è il massimo.
Una volta trovato il punto che si ritiene più buono si inizia ad ascoltare la nostra musica, o il nostro film, e tutto pare molto bello.
Dopo circa una mezz'ora ecco che scatta il mio "dramma": mi inizia a salire mal di testa e una leggera nausea! (una sensazione simile al mal di macchina).
Finora non le ho mai usate per una durata maggiore di un film da un'ora e mezza. Evidentemente le onde radio che arrivano alle cuffie sono troppo forti e infastidiscono il mio cervello, e c'è poco da fare arriva il momento che devo spegnerle per forza. Dovrei provare a vedere se tenendo più lontana la base cambia l'effetto.

sennheiser-hdr-120-cerca-frequenza-volume

Ci sono altri quattro aspetti che voglio sottolineare, due positivi e due negativi:
+ L'audio è veramente molto buono, nettamente migliore delle Sennheiser HD 201, in confronto il suono riprodotto è decisamente più ricco, corposo e sfaccettato.
+ Il sistema di ricarica delle cuffie (autonomia dichiarata 20 ore) è semplice e comodo: funziona ad induzione, basta appoggiarle nella sua base per far partire la ricarica, insomma quasi wireless anche la ricarica.
- In mancanza di suono prodotto viene emesso un rumore di fondo fastidioso fino a quando non si riprende l'audio o si disattivano.
-  Quando ho i capelli corti a me le cuffie tendono a scendere se abbasso la testa. Nessun problema se usate da seduto per guardare un film, ma se le uso leggendo un libro, quindi con la testa rivolta verso il basso, pian pianino mi calano. La colpa oltre alla mia testolina è del sistema piatto della cuffia (di per sé comodo per l'orecchio), non a conchiglia come molti modelli e quindi non avendo uno "scalino" non ha molto grip.

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Concludendo, so che ci sono altre cuffie che usano il bluetooth come tecnologia wireless, non ho esperienze su quelle di questo tipo pertanto non so dire se mi eviterebbero il malessere, fatto sta che queste cuffie wireless "suonano" molto bene, ma non posso sfruttarle quanto vorrei.
Mi domando se sia una mia particolare sensibilità o se sia il tipo di sistema a nascondere qualche pericolo per la salute.

Alcune caratteristiche tecniche 
Frequenza: 22 - 19500 Hz
Impedenza: 24 Ω
Sensibilità: 106 dB

Come farsi la barba senza irritazioni.

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 [Mock Gillette Advertisement by rafejgoldberg]

Ho già scritto un post dedicato a come far durare di più le lamette da barba, ora voglio scrivere quello che sarebbe dovuto venire prima, ossia i consigli che avrei gradito avere quando ho iniziato a farmi la barba.
Se siete fra quelli che non la sopportano e minimo ogni due giorni impugnate il rasoio per radervi, probabilmente anche voi non apprezzerete molto questo rito.
Avendo una barba ispida su pelle delicata, radermi è sempre stata una piccola sofferenza. In questo post voglio condividere l'iter che uso adesso per far in modo che farmi la barba non sia un bagno di sangue.


1 • Selezione dello strumento
Lasciate perdere la vasta gamma di rasoi usa e getta che ci sono al supermercato, li ho provati, non tutti, ma molti, con la speranza che andassero bene è si potesse spendere meno soldi. Niente da fare. Le lamette per il rasoio Gilette Fusion sono quelle che mi servono. Non c'è confronto sostenibile, sono le uniche, almeno nel mercato italiano, che con i prossimi accorgimenti mi permettono una rasatura precisa e quasi sempre senza tagli.
gillette-fusion-lamette

2 • Il momento giusto per radersi
Il momento migliore, quasi tutti già lo sapranno, è al mattino dopo una doccia calda. La pelle è più rilassata e l'acqua ha ammorbidito la barba. Se non vi fate la doccia, almeno una bella lavata di viso con acqua tiepida datevela, andrà bene comunque. 

3 • Preparare la pelle al "trauma"
Questo passo viene prima della schiuma, è preparatoria. C'è una crema che mi aveva fatto conoscere il barbiere si chiama per l'appunto Prep (per la sua storiella rimando al sito), ha il vantaggio che dura molto e costa poco (circa 2.50 € per 75ml), ma ho riscontrato che non si assorbe bene e poi si otturano facilmente le lamette. Io l'ho scartata, potete provarla e vedere come vi trovate, al massimo la usate come dopobarba o come cremina multiuso, ha un profumo mentolato.
Quello che io preferisco usare prima della rasatura è un olio naturale. Fra i vari oli i più adatti al nostro scopo sono quelli di argan e di jojoba. Ho scelto quello di jojoba che si dice sia il più simile al sebo umano, costa un po' (Forsan circa 8 € per 50ml, ovviamente varia in base alle marche) ma si assorbe facilmente, basta metterne poco, non dà problemi di otturazione delle lamette e non ha odore.
Quindi tre o quattro gocce sulle dita e spalmarle poi sulla barba massaggiando fino ad assorbimento.

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4 • Un velo di schiuma da barba
Tante le schiume da barba che ho provato, in generale mi pare valga la regola: più la bomboletta è grande minore è la qualità. Consiglio invece delle schiume classiche preferire quelle a gel, che hanno il vantaggio di distribuirsi meglio sulla pelle.
In particolare uso quelle della Gillette - Sesitive Gel per pelli sensibili.
Per la quantità è inutile abbondare per poi buttare l'eccesso, sprecando. Basta iniziare con un po' da un lato, si distribuisce e poi si va di piccole aggiunte per coprire tutta la zona da radere. Se si avanza schiuma nelle mani, invece di passarle sotto il rubinetto, io la raccolgo nel tappo per usarla alla fine per quei punti che hanno bisogno di una ripassata.

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5 • La rasatura
Eccoci al punto cruciale, regola d'oro andare piano con mano decisa ma non pesante, e ovviamente guardare allo specchio quello che si fa. C'è chi preferisce non radersi contropelo per diminuire la possibilità di peli incarniti e irritazione alla pelle, ma risulta una rasatura meno profonda. Io solitamente faccio una prima passata verso il senso della crescita e la seconda in contropelo. Ricordarsi di sciacquare spesso le lamette per liberarle dai peli che si accumulano durante la rasatura.

6 • Il dopobarba
Il dopobarba per me è principalmente l'acqua fresca, non mi piacciono gli odori troppo intensi, al massimo qualche volta metto un po' di balsamo sensitive della Nivea, no alcool, oppure di nuovo due gocce d'olio di Jojoba.
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7 • Pulizia rasoio
Pensavi di aver finito con una sciacquata e invece c'è ancora un compito importantissimo per la prossima rasatura e anche per il portafoglio. Per far durare di più le lamette ed evitare irritazioni bisogna tenerle pulite e asciutte, (vedi post come far durare di più le lamette da barba). Ora aggiungo che conviene avere la pazienza di asciugarle su un fazzoletto di carta, è un piccolo gesto che fa veramente tanta differenza, provate e vedrete anche voi, a me ha ridotto di molto il numero di lamette usate e quindi acquistate.


Spero che questa piccola guida in sette passi possa tornare utile ad altri, le cose che ho scritto le avrei già volute sapere alla prima rasatura, invece le ho scoperte nel tempo sperimentando sul campo, anzi sul viso.
Se avete qualche altro trucco o consiglio potete condividerlo con un commento.

Space Pen in versione militare

Fisher-space-pen-Military-Cap-O-Matic-Pen-confezionata

Fisher-space-pen-Military-Cap-O-Matic-Pen

Ho già parlato della penna "venuta" dallo spazio: la Fisher Space Pen Bullet. Torno sul tema, ma con i piedi sulla terra, quella che presento è la Non Reflective Military Cap-O-Matic Pen una versione della Fisher Space Pen con un corpo più tradizionale e meccanismo a scatto.
Mi era costata circa 20 €.
Non ripeto le caratteristiche dell'inchiostro speciale di queste penne, chi vuole conoscerle può leggerle nel post precedente, ma faccio qualche integrazione.
Ho voluto eseguire anche un test di confronto sull'inchiostro, in particolare volevo vedere la resistenza all'acqua, che nella pratica significa verificare cosa succederebbe ai vostri scritti sotto un acquazzone.

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                              [Test inchiostri]                                            [Inchiostri dopo l'immersione in acqua]

Come si può vedere dalle foto l'inchiostro della Fisher resiste sì all'acqua ma si sbava nei bordi e prende una tinta violacea (per lo meno nella carta che ho usato nel test) una cosa che non accade con l'inchiostro di una semplice BIC Cristal!

C'è  poi un grosso appunto da fare alla penna: sebbene il corpo in alluminio doni stile e resistenza la sua costruzione comporta un rumore metallico quando la si appoggia e, molto peggio, quando si scrive, perché il leggero lasco con il refill interno fa tintinnare la penna durante la scrittura. Una cosa che io trovo fastidiosa.

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[Dall'alto al basso: Fisher Space Pen Bullet, Parker Jotter, Fisher Space Pen Military, Uniball Power Tank]

In conclusione la Fisher Space Pen nella versione "Bullet" ha il suo fascino nel fatto di essere tascabile e in linea teorica pronta per funzionare in ogni situazione occasionale; la "Military" parrebbe più una penna da usare tutti i giorni, ma i suoni metallici che l'accompagnano a me fanno passare la voglia.
Forse la soluzione migliore per chi vuole usare l'inchiostro della Fisher è quella di acquistare solo il refill e poi inserirlo (con l'adattatore di plastica compreso nella confezione) su una penna Parker Jotter, che è metà in metallo e metà in plastica però esente da laschi e rumori e comporta una scrittura più comoda rispetto a quella che permette la Military Cap-O-Matic Pen.
Nel complesso a me l'inchiostro speciale della Fisher ha un po' deluso e considerando vari fattori (comodità scrittura, inchiostro, prezzo) la scelta migliore cade sulla Uniball Power Tank anche se perde in quanto a bellezza.

Portamine Faber Castell TK4600


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Questo portamine TK4600 della Faber Castell (pagato circa 7 €) mi ha un po' deluso, la qualità costruttiva è buona: plastiche di qualità e presenza dell'affilamine in metallo incorporato. Quest'ultimo però rende un po' difficoltoso rimuovere la grafite che si accumula all'interno, bisogna sbatterlo con forza, ma quello che non ho proprio gradito è il bilanciamento alto della matita.
Secondo me è più adatta al disegno artistico (impugnandola più vicino alla zona centrale) e molto meno alla scrittura.
Altra nota dolente è sulla mina (diametro 2mm) con cui viene venduta, ovviamente è anch'essa una Faber Castell, nella gradazione HB, e molto spesso questa marca ha mine che risultano troppo dure; rispetto ad altre marche sembrano scalate anche di due misure: una 2B della Faber Castell a me sembra equiparabile a una HB della Staedtler.
Ovviamente questo non è un gran problema dato che basta acquistare le mine di marca e gradazione preferite e usare quelle.
In conclusione se state cercando una matita anche per la scrittura sconsiglio questo modello, se invece ne volete una per fare schizzi o disegni artistici, da abbinare alle vostre mine predilette, allora è sicuramente da prendere in considerazione tenendo conto il fatto del bilanciamento alto.

La matita e la penna che usa GiPi


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Se non conoscete GiPi, all'anagrafe Gian Alfonso Pacinotti, è un fumettista, illustratore e regista italiano, ora correte a recuperare le sue graphic novel, per il film potete anche posticipare.
Avevo visto una puntata di Fumettology a lui dedicata ed essendo io appassionato di penne e matite, avevo cercato di capire quali fossero quelle che usava.
Dalle immagini avevo individuato la matita Staedtler Mars micro 775 e la penna Pilot G-Tec-C4.
Ovviamente non è detto che siano gli strumenti che usa come consuetudine, fatto sta che avendoli testati voglio dare il mio parere. 
La matita già l'avevo, la penna la conoscevo ma non l'avevo mai presa in considerazione e quindi l'ho acquistata.


la-matita-di-gipi
È una matita di fascia media, niente di speciale, si trova per una manciata di euro anche nei supermercati. Il modello da lui usato è quello con punta da 0.7 mm. Nonostante il meccanismo interno non sia di alta qualità, parti delle componenti sono in plastica, funziona bene e la composizione risulta solida e l'impugnatura salda.
Nel sito riportano "Pocket-safe thanks to retractable lead sleeve" ossia che la puntina in metallo dovrebbe rientrare, nel modello in mio possesso non rientra (ho provato anche a forzare un po', ma niente).
Nell'immagine qui sotto potete vedere il tratto che lascia rispetto allo stesso modello nella versione con mine di 0.5 mm e alla matita Uni Kurutoga Roulette.


la-penna-di-gipi
Come dice il nome è una penna tecnica, con un inchiostro gel ai bio-polimeri che lascia un tratto di appena 0.2 mm. Quella da lui usata è nera ma è disponibile in 10 colori.
Anche questa costa una manciata di euro, ma mentre il portamine rimane e si sostituiscono le mine, in questo caso la penna finita si butta quindi non è propriamente economica. In realtà ci sarebbero i refill, ma il prezzo del pacchetto – almeno on line – non si discosta molto da quello di acquisto del pacchetto con lo stesso numero di penne nuove complete.
La prima che avevo comprato, per 4.50 € in cartoleria, non mi aveva convinto molto, il tratto risultava veramente molto fine e la mia impressione era che faticasse a erogare l'inchiostro. Mi ero deciso allora ad acquistare un pacchetto su Amazon di 3 penne per 9 €. Appena aperta e provata mi era sembrato più convincente: il tratto che lasciava era più corposo (potete vedere un confronto dell'immagine sotto). Il problema è che è durato poco e si è riassestata anche quella nuova sul tratto della prima.
Non so se sia sfortuna, se i buchi di fuoriuscita dell'inchiostro si otturino in fretta, o se sia proprio fatta così. Assumendo che il tratto proprio sia quello del primo acquisto (come poi è diventato anche quello del secondo acquisto), la sensazione che dà usandola è come una matita meccanica con la punta fine che però lascia un segno d'inchiostro gel. Molto precisa, non sbava.
La consiglierei a chi vuole una penna per fare schizzi e disegni su un taccuino, non per la scrittura, a meno che non piaccia un tratto extra fino.
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