Astuccio essenziale delle Bic

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 Dopo la delusione di vedere le mitiche penne Bic Cristal umiliate con inchiostri sbiaditi, anche per la più costosa versione Cristal Re'New, non ne ho più comprate per un bel po' di tempo nonostante montasse la curiosità di vedere se avrebbero preso qualche accorgimento per migliorare la situazione e competere con le possibili penne alternative.
Ho ceduto all'offerta (6.90 €) che mi è capitata davanti e ho comprato The Essential, un nuovo astuccio della Bic contenente, nomen omen, l'essenziale per la scrittura.

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Già qui c'è la prima critica, la scelta dei pezzi per un astuccio essenziale poteva essere diversa. Inserendo una matita temperabile ma non il temperino, consegue che manca qualcosa di essenziale...
Senza temperino, forse sarebbe stata più indicato fornire una matita meccanica come la Bic Matic 0.7. Tra l'altro la matita compresa è la Bic Evolution che lascia un tratto plasticoso e scarso, io non la trovo piacevole nell'uso.

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Il resto dei pezzi è abbastanza equilibrato, però riferito alle sole penne a sfera. Un fineliner Bic Intensity al posto di duplicare le classiche Cristal blu e nera poteva essere una scelta in grado di offrire un maggiore versatilità.

Altra critica va al lato interno dell'astuccio che è di color bianco, vien da sé che si sporcherà facilmente, lasciarlo giallo anche internamente forse era un'idea migliore.
L'astuccio è fatto con materiale riciclato dalla plastica, la cerniera scorre senza problemi, la fattura è economica ma sembra sufficientemente resistente, qualche incertezza sulla linguetta di apertura (la plastica potrebbe staccarsi dall'asola in metallo). Oltre al contenuto compreso ci sarebbe spazio per qualche altra penna e matita.

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Purtroppo il grande difetto, ormai costante conferma, è l'inchiostro nero ancora scialbo (vedi foto) per  le Bic Cristal, forse è leggermente migliore quello blu e quello della Bic 4 colori, ma sempre lontani da quelli più vividi che offrivano decenni fa.
Le Bic Cristal UP invece hanno una tonalità migliore, non credo dovuto solo allo spessore leggermente maggiore, sono marchiate "Mexico" probabilmente è una formula d'inchiostro diversa.

Nel complesso l'astuccio The Essential risulta appena sufficiente, ma per i miei gusti abbastanza deludente.




Papermate Inkjoy 100 o Stabilo Exam Grade?

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Nel post dedicato alla Bic Cristal Re'New un commentatore si chiedeva quale penna a biro nera potesse fare più al caso suo fra la Papermate Inkjoy 100 e la Stabilo Exam Grade. Siccome potrebbe interessare anche ad altri ho pensato di trasformare la mia risposta in un post e aggiungere qualche foto esplicativa.
Nel blog avevo già presentato le due penne come possibili alternative alle mitiche Bic Cristal che purtroppo non offrono più gli inchiostri vividi che avevano fino a una decina di anni fa, ora lasciano tratti tristemente scialbi sia con le nere che con le blu.

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Riporto qui sotto i punti che considero salienti in un confronto fra le due penne a biro Papermate Inkjoy 100 e Stabilo Exam Grade che, come avevo già scritto, risultano una valida scelta per chi cerca un'alternativa alla Bic Cristal nera dalla punta media. Ovviamente la cosa migliore sarebbe acquistarle entrambe per provare con mano sul tipo di carta su cui poi si scrive solitamente, e vedere quale è meglio per sé. In ogni caso per farsi un idea, magari per un acquisto via web, ecco qui sotto qualche indizio per orientarsi fra le due penne.

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- Le Inkjoy sono più economiche delle Exam Grade, costano anche meno di 50 centesimi, per le seconde il costo è circa 1 euro. Ma c'è da tenere in considerazione i materiali e la durata di scrittura: una singola Exam Grade ha più inchiostro e dura più a lungo di una Inkjoy, ma non ho dati quantitativi precisi.

- Le Inkjoy hanno una forma triangolare che può risultare comoda per chi ha un'impugnatura classica, meno comoda per chi tiene la penna in modi particolari. Inoltre non è presente un grip, è un pezzo di plastica liscia unico.

- Le Exam Grade hanno l'impugnatura tonda e gommata, offre un buon grip che si fa sentire positivamente se si scrive a lungo, ma è da considerare anche la presenza della piccola escrescenza (che serve a non far rotolare la penna se appoggiata in un piano inclinato senza aver attaccato il cappuccio): in base a come si impugna la penna a qualcuno potrebbe dare fastidio

- Le Exam Grade hanno una punta un po' particolare, difficile da spiegare a parole. Danno la sensazione di essere più precise delle Inkjoy.

- L'inchiostro scorrevole delle Inkjoy ha per contro che in qualche caso può seccarsi prima che sia effettivamente finito, ma nei modelli più recenti non mi è più capitato. Inoltre tende a fare piccoli accumuli di inchiostro "blob" che si rilasciano nella scrittura (vedi foto a inizio elenco: sulla P, sulla R, sulla J...).

- Parere personale sull'estetica delle due penne: trovo le Inkjoy, anche se più spartane (tutte in plastica), più belle invece apprezzo la solidità (puntale in metallo, impugnatura gomma, fusto plastica) e lo studio sulla praticità fatto per le Exam Grade, che però trovo bruttine.

- Per quanto riguarda la tonalità dell'inchiostro è da tenere in considerazione che mentre le Inkjoy hanno un nero più opaco le Exam Grade hanno un nero con riflesso tendente al rosso che si evidenzia quando si fa riflettere la luce dal lato (vedi foto qui sotto). 

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In conclusione ci sono qualità diverse in entrambe le penne, non saprei scegliere una vincitrice tra le due. Come tipologia, le Papermate Inkjoy sono più vicine alle Bic Cristal, essendo entrambe fatte tutte di plastica, le Stabilo Exam Grade sono di qualche gradino sopra per qualità dei materiali, per le altre peculiarità vedere sopra o i precedenti post (Papermate Inkjoy 100 - Stabilo Exam Grade).

Bic Cristal Exact Ultra Fine, finalmente un inchiostro nuovo

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Nel precedente post avevo raccontato la mia delusione nel constatare che anche la nuova versione deluxe delle classiche Bic Cristal, ossia la Bic Cristal Re'new, aveva un inchiostro dalla tonalità spenta.
La sorpresa è che in una nuova versione della celebre linea Cristal, quella nominata Exact, che ha un tratto definito ultra fine (punta da 0,7 mm che lascia una linea di 0,28 mm di spessore), offre invece un inchiostro con una tinta ben più marcata.

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Il mio incontro con le nuove Bic Cristal Exact Ultra Fine era stato casuale, non ne avevo mai sentito parlare ed ero incappato in un negozio nella versione con inchiostro blu. Non mi trovo molto bene con le penne dal tratto fine, ma dato che non l'avevo mai vista l'ho comperata. Quando l'ho provata e ho trovato un inchiostro più vivido, mi è salita la voglia di vedere se valeva lo stesso anche per la versione in nero.
Purtroppo in quel negozio non ce n'erano e dopo qualche mese senza trovarne mi sono affidato ad Amazon. Ho dovuto acquistare la scatola da 20 penne, preferendo scrivere con una punta media non ero molto contento, me ne sarebbero bastate due, una da usare e una da mettere in collezione (a seccare...), ma mi era salita una curiosità tale che alla fine ho ceduto.
 
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Una volta provate posso affermare che il nero e il blu delle Bic Cristal Exact Ultra Fine sono nettamente migliori degli altri modelli della storica linea di penne economiche (un esempio nella foto qui sopra). 
Mi sono domandato come mai non adottino lo stesso inchiostro anche per le altre versioni. Ho notato che queste Bic Cristal Exact Ultra Fine hanno inciso MEXICO sulla plastica del fusto della penna. Non so quindi se sia dovuto solo alla provenienza, di solito le altre erano "Made in France", oppure se nei laboratori Bic avessero provato ad usare l'ormai consueto inchiostro slavato anche per questa versione ultra fine e constatato che l'effetto sarebbe stato una linea ultra invisibile abbiano scelto di modificare l'inchiostro e renderlo più vivido lasciando la produzione ai messicani.


Se vi piace scrivere con una penna dal tratto fine, vi consiglio di provare queste Bic Cristal Exact Ultra Fine, sia blu che nera, la nera l'ho trovata molto adatta anche per disegnare. Ma se come me preferite scrivere con un tratto medio, non sarà facile fare il passaggio a queste, io ne apprezzo l'inchiostro, ma quando le uso per la scrittura l'incisivo tratto fine non mi soddisfa pienamente. 
Avrei desiderato trovare lo stesso tipo di inchiostro sulle Bic Cristal Re'new, volendo si può togliere il refill dalla Ultra Fine ed infilarlo nelle Re'new (anche se l'inutile tastino per rimuovere il refill poi traballa un pochino), l'ideale sarebbe avere un refill punta media con l'inchiostro vivido delle ultra fine... Considerato che una Bic Cristal Re'new costa come dieci penne Bic Cristal Exact Ultra Fine, era doveroso prevedere lo stesso miglioramento nell'inchiostro anche per la versione Cristal in metallo.

Bic Cristal Re'New, ma inchiostro vecchio.


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Quando ho scoperto che la Bic aveva lanciato una nuova versione deluxe della classica Bic Cristal speravo che avrebbe accompagnato la novità con un inchiostro più vivido. Giusto un mese fa avevo infatti condiviso la mia delusione nel constatare quanto l'inchiostro della celebre penna era peggiorato negli ultimi anni offrendo tonalità troppo slavate. 
Appena ho potuto ho recuperato questa nuova Bic Cristal Re'New che viene venduta in una scatolina di cartone e comprende la penna e altri due refill di ricambio; c'è la versione con inchiostro blu e quella con inchiostro nero. 

La Bic Cristal Re'New ha un corpo in metallo con il logo della Bic inciso con il laser e, incassato sul fondo, un piccolo tasto a scorrimento che permette una comoda estrazione del refill, il tappo è in plastica grigia. Il punto di forza sarebbe quello di rendere la penna più durevole nel tempo, più ecologica, sfuggendo all'immagine dell'usa&getta. 
La penna è piacevole da impugnare, buono il peso, ovviamente è più pesante di quella in plastica, non sembra scivolare ma l'ho testata solo per brevi scritture. Il tappo di plastica non pare essere plastica argentata bensì plastica bianca poi verniciata d'argento, quindi con il tempo è probabile perda colore nei bordi. 
Il lato deludente è quello dell'inchiostro: è praticamente peggio di quello delle Bic Cristal economiche da 50 centesimi mentre questa Bic Cristal Re'New costa 5 €. Ho acquistato la versione con inchiostro nero, ma definirlo nero mi risulta difficile, sarebbe più corretto chiamarlo grigio antracite. 

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In conclusione, dopo la prova, consiglierei l'acquisto esclusivamente al collezionista o appassionato di penne. La Bic sta offrendo un inchiostro nero fra i peggiori del mercato (vedere la foto per qualche esempio), per questo modello non posso confermare la valutazione per la versione in blu, ma credo valga la stessa cosa. 
La penna è bella da vedere, a parte quel facilitatore di estrazione refill di cui si poteva fare a meno, ma se poi è insoddisfacente quando deve lasciare il segno si traduce in un fallimento per quella che sulla carta era un'idea simpatica. Anzi, è proprio sulla carta che non viene da sorridere.

Le penne Bic non scrivono come una volta

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Nella mia ricerca della penna perfetta ero giunto alla conclusione che a quel tempo, dopo tante prove, due erano le mie penne preferite e il fatto che una di queste fosse la semplice penna Bic Cristal poteva sembrare un po' strano. Dopo dieci anni, nonostante sia affezionato a questo iconico strumento di scrittura, mi vedo costretto a ridimensionare il mio apprezzamento.
La qualità della penna Bic è andata migliorando per quanto riguarda la precisione del tratto, difficilmente sbavano, ma è nettamente peggiorata nella tonalità dell'inchiostro. Il nero è diventato così scialbo che sarebbe più corretto chiamarlo grigio scuro. Anche per il blu il declino è lo stesso, da un bel blu acceso siamo passati a un blu smorto e slavato.
Per cercare un confronto e rimanere nella stessa fascia di prezzo ho fatto un test paragonando la scrittura con le penne Bic, di annate diverse, a quella con le Inkjoy della Papermate (potete vederlo nell'immagine più sotto). Quest'ultime non sono, secondo me, altrettando belle e non sono altrettanto precise delle Bic, però lasciano un tratto vivace, piacevole da vedere, non tanto per imprimere un segno percepibile sulla carta.
Bic abbiamo un problema! Mettete un po' di intensità e luminosità nei vostri bidoni d'inchiostro. Magari poi fatecelo sapere con una nuova grafica delle vostre confezioni di penne che renda esplicito una ritrovata intensità, quella del 2013 era decente, ma ricordo che negli anni novanta era migliore.

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Matite al naturale, le tre migliori: General's, Mitsubishi e Tombow


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Per matite nude intendo quelle matite che lasciano vedere esplicitamente il loro corpo in legno, senza un vestito di vernice colorata a coprirle.
Le tre modelle che ho scelto sono la General's Cedar Pointe #333, la Tombow Recycled Pencil e la Mitsubishi 9852 EW, tutte nella gradazione HB. 
In realtà ad essere veramente nuda è sola la matita della General's, le altre due mi pare abbiano un sottile strato di vernice trasparente (si vede nella Tombow, meno nella Mitsubishi, ma al tatto sembrerebbe ci sia), ne consegue che con l'uso la matita della General's tenderà a scurirsi perché il legno raccoglie sudore, grafite o altre sostanze con cui viene a contatto diretto, mentre le altre due sono protette dal leggero rivestimento che lascia comunque vedere le venature del legno.

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Ho selezionato queste tre matite della categoria con legno a vista, fra le poche altre disponibili, perché erano quelle che più avevano attirato la mia attenzione nelle navigazioni sui siti specializzati; ci sarebbero state un altro paio di marche che avrei voluto provare, ma non mi è stato possibile reperirle. Tra l'altro, come si vede dalla foto, ho dovuto comprare le confezioni da dodici matite online, non le avevo mai viste nelle cartolerie che sono ormai negozi sempre meno forniti e in via di estinzione.
Riassumo la mia esperienza d'uso e le caratteristiche per ogni matita seguendo l'ordine dall'alto verso il basso della foto qui sopra e di quelle con i test qui sotto:

matite-nude-test
Le parti di quadrato cancellate sono il test delle rispettive gommine

General's Cedar Pointe #333
Matita made in USA con un profumato legno di cedro della California, il contatto con il legno è diretto quindi offre la sensazione di un buon grip e, con il tempo, dona un look più vissuto alla matita perché tenderà ad annerirsi: può piacere o meno.
La grafite è la più dura delle tre e con una composizione che gratta un po' con la carta, anche questo può piacere o meno, tiene abbastanza bene la punta nell'uso ed è quella che lascia il segno meno intenso fra le tre qui presentate.

Mitsubishi 9852 EW
Matita made in Japan, con un buon legno tutto d'un pezzo. La grafite lascia un segno preciso di buona intensità e con un'ottima resistenza all'uso permettendo di rimandare a lungo l'appuntamento con il temperino. Su un lato riporta la scritta "Master Writing" ed effettivamente è veramente una matita dalle caratteristiche adatte per chi cerca una matita da scrittura. Fra le tre è quella con il gommino incorporato più lungo di qualche mm.

Tombow Recycled Pencil
Matita made in Japan, il corpo è ottenuto da un riciclo degli scarti del taglio del legno utilizzato per le matite standard: con un incastro ad hoc vengono assemblati quei pezzi troppo corti che altrimenti sarebbero stati inutilizzati. Anche la confezione è fatta in carta riciclata.
La grafite è quella che lascia il segno più intenso fra le tre, ha la grana più morbida e scorre via veloce sulla carta, per contro è quella che tiene un po' meno bene la punta e tende a sporcare un  po' di più. L'ho apprezzata in modo particolare per sottolineature e annotazioni nei libri.


CONCLUSIONI
Sempre alla ricerca della matita perfetta posso dire che è una ricerca senza fine, troppo difficile arrivare ad una conclusione considerando quanto cambia l'effetto e le sensazioni in base al tipo di carta su cui si usa la matita. Per le matite qui presentate si possono tirare delle somme approssimative che si saranno già capite dai mei precedenti brevi commenti.
La General's Cedar Pointe #333 la consiglierei più per le sensazioni che per la grafite: il suo profumo, il tatto del legno e il rumore sulla carta.
La Mitsubishi 9852 EW è la matita migliore per scrivere sul quaderno, sul taccuino o su fogli per la stampante, è quella dalle qualità più equilibrate.
La Tombow Recycled Pencil è una matita che ben accompagna lo studio dei libri per sottolineare e annotare, inoltre strizza l'occhio ai più attenti all'ecologia.
Qualitativamente sono tutti prodotti convincenti, la General's è un gradino più in basso delle altre due, ma le consiglierei tutte e tre all'appassionato di matite, o lapis, se si preferisce chiamarle così. Per colui che cerca solo una matita adatta alle sue esigenze consiglio di basare la scelta secondo la corrispondenza con quanto ho riportato.

Alternativa alla Moleskine, mi ero sbagliato: il Leuchtturm1917 è valido, meglio di Moleskine

Leuchtturm1917-vs-Moleskine-taccuini-confronto

In passato mi sono lamentato di come Moleskine abbia allargato la sua produzione con oggetti che usufruiscono del marchio senza però offrire prestazioni di utilizzo pienamente soddisfacenti. La Moleskine si è fatta il nome con il celebre taccuino, ma ora vende anche penne, matite, luci da lettura e altri prodotti come borse e accessori. 
Mi è già capitato di assistere ad articoli di cancelleria che partono offrendo qualità e quando poi si allargano molto le vendite i produttori, invece di consolidare il buon prodotto, cercano di massimizzare ancor più i guadagni, delocalizzano la fabbricazione dove costa meno e confidano che si acquisti per la marca e l'abitudine.
Qualche anno fa avevo cercato un'alternativa al taccuino della Moleskine e quello che mi era sembrato il più affine era prodotto dalla Leuchtturm1917.
Al primo confronto fra i due modelli le mie conclusioni pendevano per una sostanziale conferma della Moleskine per le mie esigenze, ma con questo post vorrei ritrattare grazie alla "prova della durata nel tempo".

Leuchtturm1917-vs-Moleskine-particolare-rovinato


Come si può vedere dall'immagine qui sopra, la copertina della Moleskine si è rovinata nella piegatura fra dorso e copertina, ma non è semplice usura, è proprio il materiale che sta cedendo. Il taccuino Leuchtturm1917 invece è rimasto praticamente identico, contando anche che la Moleskine è stata utilizzata molto meno del taccuino Leuchtturm1917, già riempito completamente, mentre la Moleskine ha solo una quindicina di pagine scritte.
I piccoli dettagli non convincenti che avevo riscontrato nel Leuchtturm1917, ossia la taschina leggermente scollata e la piccola abrasione nella zona a contatto dell'elastico, non sono peggiorati nel tempo. Rimane la questione delle pagine numerate che io preferirei senza numeri (perchè parto a scrivere dall'ultima pagina), ma questo è un altro discorso.

Leuchtturm1917-vs-Moleskine-taccuini-nuovi


CONCLUSIONE
Dopo la prova del tempo sembra che i materiali usati per il taccuino Leuchtturm1917 siano migliori di quelli della Moleskine, o per lo meno per i modelli che avevo acquistato. Altre Moleskine più vecchie si sono conservate bene nel tempo, se si esclude l'elastico che tende a sformarsi.
La mia ipotesi è che la produzione dei taccuini Moleskine si sia "allargata" e non garantisca la stessa qualità (pur mettendo un tagliando di controllo dentro la taschina) che può variare in base allo stabilimento in cui è stata realizzata.
Il taccuino Leuchtturm1917 invece è risultato più resistente nei materiali e può quindi essere una valida alternativa alla Moleskine; devo però riportare che nel frattempo è aumentato un pochino il prezzo.
Ho acquistato di recente altri due taccuini: una Moleskine con copertina rigida e pagine puntinate e un Leuchtturm1917 con copertina rigida e pagine bianche. Vedremo come si comporterà questa nuova coppia alla prova del tempo, al momento vedo Leuchtturm1917 qualche passo avanti per la qualità rispetto al taccuino della Moleskine.

Disco esterno Toshiba Canvio Basics affidabile

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Qualche mese fa avevo approfittato di un'offerta acquistando l'hard disk esterno Toshiba Canvio Basics, per 2 TB a 60€ mi sembrava proprio un buon prezzo e avrei potuto approfittare del nuovo dispositivo per smistare e fare un po' di ordine nei dispendiosi, in termini di spazio, file multimediali.
Questo è stato il mio primo disco Toshiba, in precedenza avevo preferito affidarmi più volte ai dischi prodotti da Western Digital, con una scappatina su Samsung e poi ripiegato su Maxtor che non mi aveva convinto pienamente, tanto da lasciarmi col dubbio sulla sua affidabilità nel tempo (per ora funzione, ma sembra sempre delicato).

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[Disco Toshiba Canvio Basic a sinistra, disco Maxtor a destra]

Questo Toshiba Canvio Basic mi ha dato una buona impressione fin dal primo momento che l'ho preso in mano: plastiche solide, risulta compatto e la linea molto pulita. 
Non l'ho usato molto, ma non mi ha dato alcun problema nel primo grosso trasferimento file, al confronto con il disco Maxtor mi sento di consigliare sicuramente il Toshiba, considerato che sono sulla stessa fascia di prezzo e quest'ultimo offre un'impressione di maggior resistenza e durata nel tempo, è pure un pochino più silenzioso. L'unica nota dolente può essere il led azzurro posto nella parte superiore (negli altri modelli era laterale), che potrebbe risultare fastidioso (eventualmente si può valutare di coprirlo con un po' di nastro adesivo nero).
Avevo fatto un test Benchmark tramite l'utility di Ubuntu e mi aveva dato circa 120 MB/s in lettura e circa 80 MB/s in scrittura. Non sono dati strabilianti, molto lontani da quanto raggiungono gli ormai comuni SSD, ma è un disco da usare come supporto di memoria d'archivio e quindi le prestazioni non sono certo la priorità e il prezzo è ancora molto inferiore rispetto alla nuova generazione di dischi alla stato solido: il 2TB Toshiba mi è costato 60€, per la stessa capacità un buon SSD richiede circa 300 €.

Hard Disk Maxtor affidabile?


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Avevo avuto qualche problema (risolto) al mio hard disk WD Essential che non veniva più riconosciuto correttamente da Windows e Mac: Linux lo leggeva normalmente mentre quando lo collegavo con gli altri due sistemi operativi chiedeva di essere formattato.
Preoccupato di perdere i miei dati avevo acquistato un nuovo hard disk per fare una copia dei miei files e avevo scelto il modello della Maxtor da 2 TB.

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[ A sinistra hard disk Maxtor a destra Samsung]

La preferenza era stata influenzata largamente dal prezzo conveniente, inizialmente volevo prendere un altro disco della Western Digital, ma il prezzo era alto, allora avevo guardato a un disco esterno della Samsung, dato che ne avevo preso uno da 1 TB e mi ero trovato bene, ma il modello sul sito di Amazon.it era stato sostituito da quello Maxtor; un po' incerto sulla sua affidabilità, ho acquistato quest'ultimo (circa 70 €).

Maxtor-hard-disk-vs-Samsung
[ A sinistra hard disk Maxtor a destra Samsung]

Esteticamente assomiglia a quello della Samsung, solo a un confronto distratto, perché le dimensioni sono leggermente diverse e una volta preso in mano la differenza si sente di più: la plastica usata nel Maxtor è molto più leggera, diciamo che non ispira molta solidità.
Anche la porta in cui si collega il cavo USB 3.0 non è ben salda, anzi è un po' traballina, e nella parte inferiore del case non ci sono gommini per aumentare l'aderenza con la superficie d'appoggio, presenti invece nel disco della Samsung.
Insomma a livello di qualità dei materiali è inferiore al disco Samsung e in generale non esprime una sensazione di resistenza.

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[ A sinistra hard disk Maxtor a destra Samsung]

Io ho deciso di usarlo facendo attenzione e affidandogli dati che potrei recuperare. Se volete un hard disk da infilare in borsa o nello zaino con la necessità di attaccarlo e staccarlo più volte oppure se cercate un disco esterno da usare in modo spensierato o affidargli backup e dati importanti, non mi sento di consigliare questo Maxtor.
Devo però dire che per una funzione d'archivio di file non essenziali, collegandolo solo ogni tanto e tenendolo al sicuro sulla scrivania o in un cassetto, può essere un buon acquisto se la differenza di prezzo con le controparti rimane notevole. Io ce l'ho ormai da mesi e non ho avuto problemi, speriamo non dia problemi nel tempo a seguire.
In conclusione questo disco esterno Maxtor è economicamente conveniente, all'apparenza non convincente per la qualità scarsa dei materiali, ma offre delle buone prestazioni (vedi immagine sotto) e fino ad ora non ho perso niente, in ogni caso non ci affiderei i miei dati più importanti.

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La matita più profumata - Caran d'Ache Swiss Wood


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Poco tempo fa avevo tessuto le lodi della matita migliore che possiedo e costava circa 2 euro al pezzo, quella che presento qui è invece la matita più profumata che abbia mai avuto, e costa ben 23 € per un kit di due matite, una gomma e un temperino (si trova anche la singola matita a circa 5 €); il suo nome è: Caran d'Ache Swiss Wood.

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La Caran d'Ache è una compagnia svizzera che fa prodotti di cancelleria abbastanza costosi, ho già scritto delle sue penne 849,  questa Caran d'Ache Swiss Wood è quasi la matita in legno più costosa che ho, al primo posto rimane la Matita Perfetta con allungalapis in metallo della Faber Castell, ma ha per l'appunto anche un qualcosa che rimane dopo aver consumato la matita, la parte in metallo.
La particolarità della Caran d'Ache Swiss Wood oltre al costo è, come dice il suo nome, quella d'essere realizzata usando legno proveniente dalla Svizzera, per essere precisi dalle pinete di Grächen (Canton Vallese) e dalle faggete di Glovelier (Canton Giura).

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Alle due zone corrispondono quindi due matite con la stessa mina di gradazione HB, ma con diversa colorazione e fragranza: la matita più scura è realizzata con il legno di faggio e ha un profumo più intenso che a me ricorda un misto fra zucchero di canna e liquirizia mentre quella più chiara, realizzata con il legno di pino cembro, ha un profumo più leggero proprio da pino secco.

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Il legno del lapis è ricoperto da una vernice opaca incolore a base d'acqua per lasciare in evidenza la texture del legno. Sul fondo è colorata una capsula rossa con la caratteristica croce svizzera bianca.
Da tenere presente che è leggermente più grossa di una matita normale, oltre a quello contenuto nel kit ho provato in altri cinque temperini (di cui due a manovella) che avevo ed entrava senza problemi, ma potrebbe trovare difficoltà in altri con il buco più stretto.

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Sebbene entrambe le matite abbiano una grafite di durezza HB, dalla mia prova (vedi immagine sotto), mi sembra che la matita in legno di faggio sia leggermente più morbida e lasci un segno più scuro. Non so se sia una casualità o se sia intenzionale, con una HB più soft e una HB più hard. Non essendo dichiarato è più probabile che sia un caso oppure potrebbe essere dovuto alla composizione differente del legno che influisce sulla pressione esercitata dalla grafite sulla carta dando la sensazione diversa; non so (non ho altri esemplari per fare maggiori confronti).
Le prestazioni sulla carta sono sulla media, ma diciamo che tiene meglio la punta rispetto alle matite HB più comuni come la Staedtler Noris. Il vero plus si ha nel piacere dell'impugnatura e sull'aroma emanato.

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Queste matite Caran d'Ache Swiss Wood sono senza dubbio molto belle ed è un piacere odorarle, la qualità estetica del prodotto è semplice ma convincente, forse per il kit una confezione in metallo sarebbe stata più indicata. Considerato il prezzo mi sento di consigliarle solo a collezionisti o come idea regalo per un amante delle matite che probabilmente, come me, le conserverà nel cassetto da annusare e ammirare ogni tanto, senza usarle.

Auricolari di qualità audio scomode - Sennheiser MX 475


Sennheiser-MX-475

Avevo sempre buttato un occhio su queste auricolari Sennheiser MX 475, che in teoria dovevano essere qualche livello sopra il modello che già possedevo le Sennheiser X470 e che avevo presentato come auricolari di buona qualità con suono pulito. Vedendo che il prezzo era rimasto sempre lo stesso per vari mesi, ho deciso che era poco probabile scendesse nel breve periodo e mi ero deciso ad acquistarle.

Sennheiser-MX-475-custodia-cuscinetti-auricolari
La confezione oltre alle auricolari contiene un sacchettino per riporle, mai usato, e degli adattatori in spugna scarsi che però ho provato subito a inserire per migliorare il grip con l'orecchio, cosa che ovviamente avviene, ma tendono a fuoriuscire dall'auricolare e grattano un po' la pelle.

Sennheiser-MX-470-vs-Sennheiser-MX-475
[A sinistra le Sennheiser MX 475 a destra le MX 470]

Il difetto di queste microcuffie è infatti la scomodità, sono tozze (come si vede dalle immagini), forse le dimensioni sono necessarie per fornire quel qualcosa in più a livello di qualità audio, ma se poi diventa poco piacevole averle nelle orecchie, con la tendenza ad uscire se si fanno particolari movimenti con la testa, che senso ha che suonino meglio di altre?
Queste Sennheiser sono quindi, almeno per le mie orecchie, delle auricolari per un ascolto da fermo, da scrivania o da divano. Per quanto riguarda le qualità audio per come la percepisco io, ho sentito un miglioramento soprattutto a volumi alti dove rimane un suono molto pulito, ma è un'esperienza sonora tale non da rimanere tanto impressionato da poter soprassedere sulla mancanza di comfort d'uso.

Confronto-Sennheiser-MX470-e-MX475
[A sinistra le Sennheiser MX 475 a destra le MX 470]

Nel confronto con le "vecchie" Sennheiser MX 470 che già usavo non mi sento di promuovere come veramente superiori queste Sennheiser MX 475; io preferisco il modello inferiore, che offre comunque un buona qualità del suono, ma soprattutto trovo molto più comode.
Insomma nel complesso sono rimasto un po' deluso da queste auricolari che tanto avevo voluto e tirando le somme, fra tutte quelle che ho provato, le mie preferite per qualità complessiva rimangono le Sennheiser MX 470 mentre per l'attività sportiva come la corsa le Philips Action Fit.

Prezzo: 25 €

Alcune caratteristiche tecniche
Frequenza: 18 - 20000 Hz
Impedenza: 32 Ω
Sound pressure level (SPL):  118 dB

Per altre informazioni rimando al sito ufficiale:

La migliore matita - Tombow Mono 100


Matita-di-qualità-Tombow-Mono-100

La matita perfetta, almeno nel nome, l'ha già fatta la Faber Castell, è una delle mie preferite, purtroppo non è veramente perfetta per colpa di una grafite troppo dura che lascia un segno poco intenso sulla carta.
La matita migliore dal punto di vista del tratto, invece, l'ha fatta la Tombow, una marca giapponese non molto diffusa nel nostro paese.

Matita-Tombow-Mono-100-confezione

La Tombow Mono 100 - B è la miglior matita che io abbia mai provato. Ovviamente la sua qualità si fa pagare: per una confezione da 12 matite ho speso sui 22 €, costa quasi 2 € al pezzo, al supermercato ne prendi dodici di matite al prezzo di una di queste, ma è tutta un'altra storia.
La confezione delle matite fa già capire che contiene qualcosa di "magico", sembra quasi la scatola di un orologio, invece dentro ci sono questi pregiati pezzi di legno con un anima in grafite. Aperta emana un profumo particolare, non da legno, e neanche molto buono secondo me, ma rimane impresso nella mente.

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Tombow-Mono-100-B-retro

La singola matita Tombow Mono 100 non rilascia poi alcuna fragranza, nemmeno quando si tempera il suo ottimo legno. La matita ha una doppia verniciatura nera, la sezione del corpo è esagonale tranne per la parte superiore, dove un cerchietto dorato metallico fa da raccordo a un pezzo con sezione circolare diviso in due da una strisciolina di colore bianco. A me non esalta, ma senza dubbio è originale e molto elegante.
Tutta questa attenzione all'estetica (tranne per la brutta impressione sul corpo del codice a barre) è a supporto del vero punto forte della matita: una mina in grafite ad alta densità che lascia un segno dal tratto molto intenso e a parità di gradazione supera tutte le altre marche in mio possesso. Inoltre dura tanto, tiene la punta, e si sente tutta la sua qualità appena la si fa scorrere sul foglio di carta.

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[Confronto Staedtler Mars Lumograph, Faber Castell 9000 e Tombow Mono 100 nella gradazione B]

La Tombow Mono 100 è disponibile in 17 gradazioni dalla 6B alla 9H. Io ho scelto la B che è quella che si vede nelle immagini. Esiste anche una confezione da 12 pezzi mista da 4H a 6B. 
In conclusione non posso che consigliarla, qualsiasi amante delle matite dovrebbe averne almeno una nella sua collezione. 
In attesa di poter provare anche la Uni Mitsubishi Hi-Uni, altra matita di cui avevo letto molto bene dopo averla vista nelle mani del disegnatore e regista Hayao Miyazaki, questa Tombow Mono 100 è la matita in legno qualitativamente superiore a tutte quelle provate fino ad oggi.

Vodafone ti prende 0.49 euro alla settimana, ecco come evitarlo


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Si chiama “rimodulazione” dei piani tariffari di base della Vodafone, forse dovrebbe essere chiamata “truffa”, lo troverei una parola più indicata. Sicuramente con questa operazione commerciale si è dimostrata una compagnia telefonica con poco rispetto verso i suoi clienti.

In pratica la Vodafone si prenderà (per alcuni è già stato attivato, controlla, potresti non essertene accorto) 0.49 euro alla settimana dal tuo credito telefonico e – solo se lo richiedi – potrai avere un regalino per compensare il maltolto: alla domenica telefonate gratis verso tutti e 2 GB di Internet.
In pratica, per esempio, inizi il mese con 2 € nel tuo credito residuo, non chiami, non mandi messaggi, rispondi solo, e a fine mese il tuo credito sarà di 0.04 €. Prima di questa trovata il tuo credito sarebbe rimasto 2 €.
ATTENZIONE non pensare che siccome hai chiamate, sms e internet compresi a un tot di euro ogni 4 settimane (non al mese) non pagherai questi 49 centesimi alla settimana, il canone è infatti previsto per il piano base, quello che molti non usano mai proprio grazie alle opzioni a pacchetto.

In realtà c’è il modo per sfuggire al drenaggio continuo, nel testo dell’sms che si dovrebbe aver ricevuto per tempo, con il quale la cara Vodafone comunica che dopo 30 giorni da quel messaggio scatta la furbata sopra riportata, sono segnalati anche due numeri:

42828 - Serve per far bruciare meno il pagamento del canone settimanale, attivando almeno l’opzione per le chiamate gratis e 2 GB di traffico dati alla domenica, chiamata “Sunday”. Nella quasi totalità dei casi lo sconsiglio.

42593 - Serve per avere qualche informazione in più, cambiare piano gratuitamente ed effettuare recesso o passaggio ad altro operatore. Questo è il numero giusto da chiamare per quasi tutti.

Se volete rimanere con Vodafone nonostante tutto, chiamate questo 42593 e potrete scegliere di passare al piano base proposto chiamato “Vodafone 25” che non prevede i 49 cent settimanali.

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Come potete vedere dall'immagine qui sopra con il dettaglio dei costi, il piano proposto è economicamente sconveniente (29 cent un sms!!!), ma se poi fate affidamento sulle vostre opzioni a pacchetto potreste non doverlo mai usare e quindi scegliere questa procedura rapida.
Se non vi volete accontentare di questo piano sfruttando poi le offerte aggiuntive, si può fare un altro cambio – nel momento in cui scrivo è gratuito – al piano chiamato “Senza Scatto New”, anche questo non prevede i 49 cent di canone settimanale.
Dovrete accedere al vostro account Vodafone e richiedere l'attivazione, non è rapido come la modalità precedente, di “Senza Scatto New” e compilare i dati mancanti sul modulo presente a questo link:

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Come potete vedere nell'immagine sopra, questo "Senza Scatto New" è un piano base decente, sicuramente migliore di "Vodafone 25" per il costo messaggi e se non si fanno telefonate lunghe, ha molto più senso soprattutto nel caso non si utilizzino opzioni a pacchetti di chiamate, sms e internet. Passare a questo piano senza scatto è la strada che consiglio.

Quindi si può svicolare alla "furbata" ideata da Vodafone, ma in quanti si accorgeranno per tempo? 
Quanti avranno la pazienza per fare il passaggio a uno dei nuovi piani? Penso ai crediti dei cellulari di molti anziani o di quelli poco avvezzi alle cose tecnologiche...
Sicuramente Vodafone raccimolerà un bel gruzzolo, chissà se è una procedura completamente legale, o se hanno già contato che al massimo pagheranno in futuro una multa che sarà minore dei soldi che avranno fatto. In questo operazione non riesco a vedere un po' di qualità, la cosa bella è che in qualche modo puoi svicolare dalla brutta situazione.

Quale pennello da barba? Omega 48 o Omega 10066?


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Il mio primo pennello da barba è stato un Wilkinson Sword preso al supermercato dieci anni fa, lo usavo per stendere la schiuma della bomboletta ogni tanto, non mi ero posto il problema se fosse buono o meno, sullo scaffale c'era solo quello, lo usavo raramente e funzionava, mi bastava.
Quando, qualche mese fa, avevo deciso di provare i saponi da barba Proraso da montare in schiuma avevo pensato di rinnovare anche il pennello, non avendo grandi pretese mi ero informato su quale modello potesse avere un buon rapporto qualità prezzo, in molti casi trovavo consigliato l'Omega 48, così la mia scelta è caduta su questo modello, felice che fosse pure un prodotto italiano.
Avevo letto che prima d'iniziare ad usare il pennello è meglio avere l'accortezza di riempire una tazza con dell'acqua calda immergerlo e lasciarlo in amollo per una notte. Così ho fatto. Questa procedura dovrebbe avere il duplice beneficio di ridurre la perdita di setole e stemperare l'odore acre che emana all'inizio.

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L'esperienza con l'Omega 48 è stata soddisfacente, montava la schiuma in un minuto e spennellare era tutta un'altra cosa rispetto al vecchio e ingessato Wilkinson Sword, ma fin da subito c'era una cosa che non mi convinceva: le dimensioni.
Ho aspettato un po' di tempo per vedere non fosse solo una questione di abitudine, ma mi ritrovavo con la sensazione confermata. Usandolo mi sembrava di usare un pennello grande per una parete piccola; non mi suonava bene. Inoltre vedevo che sprecavo sapone inutilmente, decisi di cercare un'aternativa più adatta alle mie esigenze.

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Mi indirizzai quindi su un modello minore, sempre della stessa casa produttrice, e scelsi l'Omega 10066 che è di dimensioni più contenute (come si può vedere nelle foto), ma mantiene un buon ciuffo di setole. 
Il manico dell'Omega 10066 è in plastica con una leggera bombatura che si è rivelata ottima per la presa e anche per appoggiare il pennello nella ciotolina senza farlo rotolare o cadere dentro, un altro aspetto che me l'ha fatto apprezzare di più rispetto dell'Omega 48.
In conclusione anche se il pennello Omega 48 sembra essere più famoso e consigliato, io mi sono trovato meglio con il più piccolo ed economico Omega 10066 che mi permette di stendere meglio la schiuma e sprecarne meno, oltre ad avere una migliore ergonomia. Per questi motivi consiglierei come primo acquisto l'Omega 10066 mentre l'Omega 48 lo vedo più come un pennello da barba per un barbiere che, facendo più rasature in un giorno, ne può sfruttare meglio la dimensione generosa.